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	<title>biricoccolo Archives - Hotel Doge - Riccione</title>
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		<title>I frutti dimenticati di Tonino Guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavio Semprini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 07:40:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo parlato già altre volte di Tonino Guerra e del suo amore per la cucina romagnola e per il territorio. Oggi vogliamo parlare della sua “invenzione” più straordinaria legata a questi due temi: L’Orto dei Frutti Dimenticati a Pennabilli, un &#8230; <a href="https://www.hoteldoge.com/i-frutti-dimenticati-di-tonino-guerra/">Read More</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo parlato già altre volte di <strong>Tonino Guerra</strong> e del suo amore per la <a href="https://www.hoteldoge.com/la-cucina-di-tonino-guerra/">cucina romagnola</a> e per il territorio. Oggi vogliamo parlare della sua “invenzione” più straordinaria legata a questi due temi: <strong>L’Orto dei Frutti Dimenticati</strong> a Pennabilli, un comune del primo Appennino a pochi chilometri da Riccione. L’Orto è un suo progetto, nato nel 1990, con il quale intendeva recuperare tutti quegli alberi e frutti che non incontravano il favore della produzione massificata perché troppo particolari o difficili da coltivare. Eppure alcuni di quei frutti avevano per lui il sapore dell’infanzia. Come disse una volta a un interlocutore: “<em>Siamo talmente abituati ai sapori moderni ricchi d’acqua che i gusti e i profumi si squagliano in bocca senza identità</em>”.</p>
<p>Ecco allora la sua volontà di recuperarle, queste identità. Così, nel suo orto hanno trovato posto l&#8217;azzeruolo, il corniolo, il giuggiolo, l&#8217;uva spina, la ciliegia cuccarina, il biricoccolo e la mela cotogna. Andiamo a conoscerli uno a uno?</p>
<p><strong>L’azzeruolo</strong></p>
<div id="attachment_4902" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img aria-describedby="caption-attachment-4902" loading="lazy" class="size-medium wp-image-4902" src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" srcset="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-300x214.jpg 300w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-70x50.jpg 70w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-255x182.jpg 255w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-112x80.jpg 112w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-56x40.jpg 56w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo.-360x256.jpg 360w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Azzeruolo..jpg 445w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-4902" class="wp-caption-text">L&#8217;Azzeruolo.</p></div>
<p><strong>L</strong>’<strong>azzeruolo</strong> è una delle piante da frutto più rustiche che c’è; fa parte della <strong>macchia mediterranea</strong> e il suo nome scientifico è <em>Crataegus azarolus</em>. E’ davvero poco conosciuto eppure, in Italia, si potrebbe coltivare ovunque visto che ha bisogno di pieno sole e che il terreno non sia troppo umido. I suoi frutti assomigliano a delle piccole mele in miniatura e la loro polpa è molto profumata, dal caratteristico <strong>sapore agrodolce</strong> che ricorda in qualche modo la nespola. Il raccolto comincia dalla fine di agosto fino ai primi giorni del mese di ottobre.</p>
<div id="attachment_4905" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img aria-describedby="caption-attachment-4905" loading="lazy" class="size-medium wp-image-4905" src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" srcset="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-300x150.jpg 300w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-100x50.jpg 100w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-255x128.jpg 255w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-160x80.jpg 160w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-80x40.jpg 80w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-480x240.jpg 480w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-500x250.jpg 500w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_-360x180.jpg 360w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Un-corniolo-pixabay.com_.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-4905" class="wp-caption-text">Un albero di corniole.</p></div>
<p><strong>La corniola</strong></p>
<p><strong>La</strong> <strong>corniola</strong> o il corniolo (nome scientifico <em>Cornus mas</em>) è un arbusto originario dell’Europa continentale. Con il termine “corniole” si indicano i frutti di questo arbusto: bacche di colore rosso dalla forma ovoidale simile a quella delle olive, che vengono raccolte tra settembre e ottobre. Ricche di fruttosio e vitamina C, le corniole sono piuttosto succose e caratterizzate da sapore acidulo. Possono essere consumate fresche e utilizzate per preparare marmellate, liquori e vini.</p>
<p><strong>La giuggiola</strong></p>
<p><strong>La giuggiola</strong> è il frutto prodotto dalla pianta del <strong>giuggiolo</strong>, il cui nome scientifico è <em>Ziziphus jujuba</em>. Si</p>
<div id="attachment_4903" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img aria-describedby="caption-attachment-4903" loading="lazy" class="size-medium wp-image-4903" src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-300x209.jpg 300w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-72x50.jpg 72w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-255x178.jpg 255w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-115x80.jpg 115w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-57x40.jpg 57w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole.-360x251.jpg 360w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Giuggiole..jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-4903" class="wp-caption-text">Giuggiole.</p></div>
<p>tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Coltivato per i suoi prelibati frutti, ma adatto a essere coltivato anche come pianta ornamentale, il giuggiolo produce frutti ovoidali, con buccia sottile e liscia di color rosso scuro, la cui polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce leggermente acidulo, che ricorda quello della mela. La giuggiola è un noto rimedio medicinale omeopatico in molte culture e regioni del mondo. In Cina è coltivata da oltre 4mila anni per uso alimentare ed è utilizzata nella medicina tradizionale per curare molti disturbi e favorire la salute, grazie alla sua concentrazione di vitamine e altre sostanze benefiche.</p>
<p><strong>Le giuggiole</strong> si possono consumare fresche, subito dopo la raccolta oppure si possono conservare per lungo tempo essiccandole o mettendole sotto spirito; si prestano inoltre per preparare confetture e sciroppi, o come ingrediente per farcire dolci secchi e biscotti. Il frutto del giuggiolo è inoltre l’ingrediente principale della ricetta di un particolare liquore, conosciuto come <strong>“brodo di giuggiole”</strong>. L&#8217;espressione metaforica <em>“andare in brodo di giuggiole”</em>, piuttosto comune, significa: “<em>Essere in uno stato d’animo di grande soddisfazione e godimento</em>”.</p>
<div id="attachment_4907" style="width: 141px" class="wp-caption alignleft"><img aria-describedby="caption-attachment-4907" loading="lazy" class=" wp-image-4907" src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-225x300.jpg" alt="" width="131" height="175" srcset="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-225x300.jpg 225w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-38x50.jpg 38w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-675x900.jpg 675w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-255x340.jpg 255w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-60x80.jpg 60w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-30x40.jpg 30w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-480x640.jpg 480w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-500x667.jpg 500w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-750x1000.jpg 750w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_.-360x480.jpg 360w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Uva-spina-commons.wikimedia.org_..jpg 768w" sizes="(max-width: 131px) 100vw, 131px" /><p id="caption-attachment-4907" class="wp-caption-text">L&#8217;uva spina (commons.wikimedia.org).</p></div>
<p><strong>L’uva spina</strong></p>
<p><strong>L&#8217;uva spina</strong> è il frutto della pianta <em>Ribes grussularia</em>. Ricca di vitamine e <strong>polifenoli</strong><strong>,</strong> è diuretica, <strong>disintossicante</strong><strong>,</strong> e aiuta a contrastare l&#8217;invecchiamento della pelle. Il sapore è piuttosto aspro. Ne esistono alcune varietà da dessert (come l&#8217;uva spina Invicta) che sono un po&#8217; più dolci a piena maturazione”. Le torte e le marmellate sono l&#8217;uso classico per l&#8217;<strong>uva spina</strong> che con la sua asprezza si presta a molte ricette creative.</p>
<p><strong>Il biricoccolo</strong></p>
<p><strong>L’albero del biricoccolo</strong> è un ibrido spontaneo tra albicocco e pruno, ovvero si</p>
<div id="attachment_4904" style="width: 145px" class="wp-caption alignright"><img aria-describedby="caption-attachment-4904" loading="lazy" class=" wp-image-4904" src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-224x300.jpg" alt="" width="135" height="181" srcset="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-224x300.jpg 224w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-37x50.jpg 37w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-671x900.jpg 671w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-255x342.jpg 255w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-60x80.jpg 60w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-30x40.jpg 30w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-480x644.jpg 480w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-500x670.jpg 500w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo.-360x483.jpg 360w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/Il-biricoccolo..jpg 675w" sizes="(max-width: 135px) 100vw, 135px" /><p id="caption-attachment-4904" class="wp-caption-text">Frutti di biricoccolo.</p></div>
<p>tratta di una pianta che non è stata creata dall’uomo. Produce frutti simili ad albicocche, ma con colorazione rossastra, che hanno il sapore delle prugne. E’ un arbusto “problematico” e probabilmente per questo motivo non è mai stato molto preso in considerazione dall’uomo per una produzione su “ampia scala”: spesso i suoi frutti non “legano” e le sue ramificazioni sono sottili e poco vigorose. E poi è una pianta sterile. Cioè, nonostante abbia fiori con organi di riproduzione maschili e femminili, il loro stesso polline non li feconda e quindi occorre trovare un impollinatore per poterli vedere diventare frutti. Gli impollinatori del biricoccolo di solito sono alberi delle specie da cui deriva, ovvero albicocchi o pruni; ma non sempre questa tecnica ha effetto.</p>
<p><strong>La ciliegia cuccarina</strong></p>
<p><strong>Il ciliegio di Nanchino </strong>(<em>Prunus tomentosa</em>) detto anche “ciliegia cuccarina”, appartiene alla famiglia delle Rosaceae ed è originario della Cina (Nanchino, appunto). Specie a portamento arbustivo eretto, a crescita media, può arrivare a un’altezza massima di circa tre metri. In primavera si assiste a una splendida fioritura a grappoli di colore rosa. Il frutto matura nel mese di giugno ed è una piccola ciliegia (grande circa come un ribes), molto apprezzata per il sapore dolce acidulo. Questa specie, a valenza sia ornamentale che frutticola, si dimostra anche molto resistente nei confronti delle basse temperature (sopravvive bene fino a -20°C) e nei confronti delle malattie non richiedendo alcun trattamento antiparassitario.</p>
<p><strong>La mela cotogna</strong></p>
<div id="attachment_4906" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img aria-describedby="caption-attachment-4906" loading="lazy" class="size-medium wp-image-4906" src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-300x225.jpg 300w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-67x50.jpg 67w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-255x191.jpg 255w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-107x80.jpg 107w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-53x40.jpg 53w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-480x360.jpg 480w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-500x375.jpg 500w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_.-360x270.jpg 360w, https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2022/08/una-mela-cotogna-foto-di-Bicanski-da-pixnio.com_..jpg 725w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-4906" class="wp-caption-text">Una mela cotogna (foto di Bicanski da pixnio.com).</p></div>
<p><strong>La mela cotogna</strong> è un frutto tipicamente autunnale che appartiene alla famiglia delle pomacee, lo stesso di mela e pera. È un frutto poco utilizzato e spesso si fa fatica a trovarlo. Lo scarso successo della mela cotogna dipende probabilmente dalle sue caratteristiche. Si presenta, infatti, molto dura ed è difficile mangiarla cruda. Sarebbe consigliabile approfittare dei mesi autunnali per consumare questo frutto e magari fare scorta di confetture a base di mela cotogna, da tenere in dispensa tutto l’anno. La mela cotogna, infatti, è un <strong>concentrato di proprietà</strong> e aiuta soprattutto il benessere cardiovascolare e gastrointestinale. E’ ricca di acqua e di fibre mentre ha un bassissimo contenuto di grassi e proteine. Le calorie sono poche: 100 grammi di mela cotogna apportano solo 38 Kcal. Tra le fibre presenti nella mela cotogna, ben rappresentata è la pectina, una fibra alimentare solubile, con proprietà gelatinizzanti, stabilizzanti e addensanti che, grazie a queste sue qualità, aiuta a tenere sotto controllo i valori di glicemia e di colesterolo nel sangue.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.hoteldoge.com/wp-content/uploads/2019/08/ich.jpg" width="100"  height="100" alt="" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.hoteldoge.com/author/flavio/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Flavio Semprini</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Flavio Semprini è un giornalista professionista free-lance. Scrive di sport, enogastronomia, edilizia e turismo e si occupa di uffici stampa e comunicazione per aziende, associazioni ed enti sia pubblici che privati. Ha scritto diversi libri, alcuni sulla cucina romagnola, utilizzando per questi ultimi il doppio pseudonimo di Luigi Gorzelli/Paolo Castini.</p>
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