direzione-hotel-dogeDella famiglia Rossi, si trova in viale Gramsci. La cucina è la sua forza attrattiva.

”Doge”, anima e cultura di Riccione in un albergo.

Nando, il figlio, è stato fotografo professionista: Espresso, Panorama, Corriera della sera…

Poi il suo ritiro attivo per dare un senso alla propria vita. In città almeno una ventina di strutture a questo livello.

Mettono in tavola “I Malfat” con un sugo rosso con le vongole (i Malfat era lo scarto della spoglia). Il venerdì o il sabato serata romagnola. Tagliatelle rigorosamente al ragù. Cappelletti al brodo di gallina. Pesce di paranza pescato tra Fano e Rimini. In giardino ghiaino e due ulivi potati da un signore capace ed appassionato. Nell’interrato una cantina di sobria bellezza con 280 etichette, dove il cliente si fa un piccolo tour, sceglie il vino preferito e se lo porta in tavola. Sono alcune delle pennellate che raccontano il “Doge”, uno degli alberghi con l’anima e la cultura autentica dell’ospitalità Riccionese.

Si trova in viale Gramsci e da sempre c’è la famiglia Rossi. La cucina è il cuore dell’offerta turistico-culturale. Quest’anno, il mattino, mentre gli ospiti fanno colazione, il cuoco in sala prepara i piatti che si ritroveranno in tavola. Ad esempio, il 23 giugno, hanno assistito incuriositi ed ammirati alla preparazione delle mezze maniche con farina di canapa; un mangiare denso e saporito. Il giorno dopo, hanno mostrato come si fa la piadina con tanto di timbro della casa. E ancora: spaghettoni con farina al nero di seppia. Mentre gli chef fanno, si filma e poi si trasmette sulla pagina Facebook. Racconta Maurizio Tonelli, l’amico di fiducia di Nando Rossi, un pozzo di passione e saperi eno-gastrenomici senza dimenticare il marketing: “I clienti fanno il muro per guardare. E rispondono, i cuochi, alle domande e curiosità degli ospiti. Per preparare i nostri piatti usiamo una decina di farine”.

In casa “Doge” (quando il nome non solo è narrazione ma anche sostanza), la stessa attenzione per la cucina la sia ampia in ogni dettaglio.

Ad esempio, nella carta ci sono una quarantina di di birre artigianali. Una delle più intriganti arriva dal Belgio, dai mitici frati trappisti. Lo stesso ragionamento si trova dietro l’istantanea della cantina. In una sala accogliente come l’aia della casa colonica romagnola, le scaffalature senza fronzoli ed eleganti accolgono 280 etichette. Tutta questa cultura è scritta nei geni dei Rossi. Ad organizzare la struttura Nando Rossi. Fino a 34 anni è stato un prestigioso fotografo. Ha pubblicato maggiori testate italiane: Espresso (sua la copertina che recava l’elezione di Cossiga alla presidenza della Repubblica), Panorama, Corriere della Sera. Numerose anche lemostre. Quella che ricorda con più affetto è a Bari. Nelle sale quattro artisti; il critico del Corriere della sera scrive che il viaggio si fa con i quattro più grandi fotografi italiani. A 34 anni, molla “un mestiere stressante” con l’ambizione di fare ricerca, come racconta. Inizia a fare l’oste con la stessa passione e non meno leggera pignoleria. romagnola, ma anche investimenti nella struttura. Fino a quattro anni fa le docce avevano la tenda; tuttavia poco importava:  l’albergo era sempre pieno. Le mani gliele ha messe Andrea Matteoni, un architetto che sa fare la propria professione. Nel risultato di sobria bellezza, la clientela al 60 per cento ritorna. A maggioranza giunge da: Lombardia, Veneto, Emilia, Marche, Umbria. Pochi gli stranieri. La comunicazione lo fa il passa parola. Comunicazione che forse i pubblicitari di oggi la giudicano poco eccitante ma non meno efficace. Insomma, se c’è il prodotto si auto-promuove.

“Il complimento che vorrei sempre sentire – racconta Rossi – è questo: qui mi trovo come a casa mia. Pochi giorni fa uno mi ha detto che la nostra non è una buona cucina ma una buona cucina di alto livello”.

Nando Rossi, passione per le bici antiche, ha due sogni che si realizzassero sarebbe un peccato: vendere l’albergo e fare il vignaiolo; in alternativa aprire un ristorante a Miami.

L’ospite, e non il cliente, viene salutato alla partenza con un presente: la sua bottiglia di vino più gettonata durante la vacanza

Nato nel 1949 a San Giovanni in Marignano, figlio d’arte di una cuoca dei ristoranti della Riviera, il mio primo approccio alla vita di hotel è avvenuto ad 11 anni, a 14 anni ho invece iniziato a lavorare nel bar di famiglia.
Gastronauta e sperimentatore di nuove metodologie di cottura, collaboro con il personale di cucina nella definizione dei menù.

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