Ogni anno, nella prima metà del mese di novembre, la bella cittadina di Santarcangelo di Romagna organizza la Fiera di San Martino. E’ un appuntamento dalla lunga tradizione e, al giorno d’oggi, è l’occasione per commerciare, mangiare, discutere di cultura popolare, divertirsi e, ovviamente, visitare il centro storico del paese (purché ci si armi di pazienza perché l’afflusso, specie nei week-end, è di migliaia e migliaia di persone). Già, perché questo “mercato”. è oggi uno dei più importanti di tutta la Romagna.

La Fiera di San Martino ha una tradizione antichissima. Un documento del 1669 tornato alla luce dai polverosi archivi del Comune clementino nel 1975, parla della “Secolare Fiera di San Martino”. Si pensa, dunque, che si svolgesse già verso il 1500 e forse anche prima. Si è scoperto che la durata di quest’appuntamento commerciale era già allora molto diluita nel tempo. Nel manoscritto si legge, nell’italiano dell’epoca, che: “La Festa di San Martino parte il 29 settembre, giorno in cui si festeggia San Michele Arcangelo patrono della città e si conclude l’11 novembre, giorno di San Martino”. Questo documento altro non è che un’ordinanza la quale stabilisce come debbano svolgersi le attività nel periodo della festa. E’ un reperto importante per capire il costume dell’epoca. Per esempio, se pensate che il commercio illegale sia una cosa dei nostri tempi, ai punti 6 e 7 dell’ordinanza si legge che “Non sia lecito a qualsivoglia persona vendere cosa alcuna con marchi, bilance, stadere o altre misure… se non sono bollate con il Bollo Comune di detta Terra”. E ancora: “Che… non possino montare in banco ne vendere alcuna cosa senza licenza… sotto pena di tre feudi”. Insomma, già allora per vendere e ottenere una postazione per montare il proprio banco, occorrevano bolli e licenze. E dunque c’era qualcuno che provava a farne senza… Il punto 9 dell’ordinanza è molto curioso: ordina che la presenza di “meretrici” debba essere notificata a chi di dovere: “Che nessun oste possi tenere nell’Hostarie meretrici… senza che subito debbono notificarlo alli detti Signori”. In pratica, una temporanea regolamentazione della prostituzione ante litteram. Cosa che strappa un sorriso visto che nel 1669 Santarcangelo faceva parte dello Stato Pontificio e l’ordinanza era stata redatta da un Delegato papale.

Questa Fiera ha dunque radici antichissime, molto probabilmente legate al mondo contadino fin dall’epoca romana e preromana. Intanto, possiamo dire con sicurezza che nel medioevo, mercati come questo, in zone di campagna, erano l’occasione per barattare i prodotti della propria terra e dei propri animali. E che nell‘Ottocento, in un’Italia per la maggior parte rurale e analfabeta, erano l’occasione per fare affari, acquistare materiali e vendere bestiame attraverso la mediazione dei “sensali” e con “strette di mano” che avevano valore di contratto.

San Martino divide il mantello col mendicante. Opera di Giovanni di Pietro, detto Lo Spagna, allievo del Perugino veso la fine del ‘400.

San Martino arrivava in un momento preciso dell’annata agraria: si vende il vino nuovo e termina l’anno di lavoro dei contadini. Ma perché questa Fiera “contadina” si svolgeva nel nome di San Martino? Perché questo Santo è particolarmente caro alle popolazioni agresti. Era nato nella città di Sabaria Sicca che oggi sarebbe in Ungheria, tra il 315 e il 317 dopo Cristo. Trasferitosi a Pavia con i genitori, a quindici anni si arruola nell’esercito romano e viene spedito in Gallia, vicino ad Amiens. Lì, nel 335, taglia la metà del suo mantello militare per darlo a un povero mendicante infreddolito. Si converte al cristianesimo e, nel 354 si fa monaco. Da quel momento, a dorso di un somarello, percorrerà le campagne di Francia, Italia e Ungheria parlando proprio alle popolazioni contadine, umili e oppresse, portando loro speranza. Persino dopo l’acclamazione a vescovo di Tours da parte dei cristiani della città, continuerà a percorre le strade di campagna francesi predicando, guarendo e difendendo i più deboli. Muore l’8 novembre del 397 durante una delle sue “missioni” a dorso di somaro e viene seppellito l’undici dello stesso mese. Ecco perché in tanti paesi e piccole cittadine di campagna o legate al mondo agricolo, in tutta Italia e anche fuori, le fiere autunnali di “chiusura dell’anno lavorativo”, sono intitolate a questo Santo, protettore di chi viaggia, dei pellegrini, dei camionisti e… dei cornuti.

Ed ecco che cominciamo a capire perché la Fiera di San Martino sia anche detta, in dialetto, la “Fira di bech”, la “fiera dei cornuti” e veda troneggiare, sotto l’arco di piazza Ganganelli, un maestoso paio di corna di bue. Perché San Martino sia anche il protettore degli uomini traditi, è oggetto di varie ipotesi. C’è chi sostiene che sia perché il numero 11 assomiglia a un paio di corna; chi dice che mentre gli uomini erano a queste fiere campagnole a trattare buoi e tori (animali cornuti), le mogli a casa li tradivano allegramente; chi afferma che il capodanno celtico (Samhain), che cade nella notte del 31 ottobre, terminando dopo giorni di feste, vedesse succedersi parecchi “adulteri”. Al di là di queste ipotesi, va detto che gli animali dotati di corna (bue e toro ma anche cervo) avevano ed hanno significati positivi nelle culture mediterranee in generale e latina, celtica e anche cristiana in particolare. Solo la cultura contemporanea vede nell’uomo “cornuto”, un uomo sbeffeggiato dalla sorte. Invece, nell’antico Egitto si adorava Api, dio che aveva le sembianze di un toro. Una leggenda celtica narra che Hu Gadarn, possessore dei buoi primordiali, fu il primo a giungere in Britannia insieme alla nazione del Cimri (i gallesi) e che prima del loro arrivo in quei luoghi vivevano solo orsi, lupi, castori (e dunque portò ricchezza). Nella tradizione cattolica le corna del cervo, che vanno verso l’alto, sono il simbolo dell’anima che anela al divino mentre il simbolo del vangelo di Luca è il bue, perché questo vangelo inizia con la narrazione del sacrificio di Zaccaria nel tempio.

In definitiva, mentre ci sono testi scritti che vedono nelle “corna” un simbolo di forza, di fertilità, di sacrificio o di ascesi, non appare affatto chiaro perché oggi le stesse corna debbano considerarsi un simbolo negativo. Sia come sia, la Fiera di San Martino a Santarcangelo è anche la “Fiera dei cornuti”. Come scritto, sotto l’Arco di piazza Ganganelli, la piazza centrale del paese, vengono appese delle corna di bue addobbate con cordoni di maglia. La tradizione vuole che si debba passare sotto di esse. Se, al vostro passaggio si muovono, ondeggiano o fremono anche solo un po’… beh, siete irrimediabilmente cornuti.

Flavio Semprini è un giornalista professionista free-lance. Si occupa di uffici stampa e comunicazione per aziende, associazioni ed enti sia pubblici che privati. Ha scritto diversi libri, alcuni sulla cucina romagnola, utilizzando per questi ultimi il doppio pseudonimo di Luigi Gorzelli/Paolo Castini.

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