Ornella Petz e Marco Grossi sono due giovani cinquantenni. Ci sono tanti modi per avere questa bella età: Ornella e Marco hanno scelto quella del piacere per il proprio lavoro; direi quasi “dell’allegria” che li mantiene, appunto, giovani. Tra i due, che sono marito e moglie, si capisce che Ornella è quella entusiasta e Marco è quello riflessivo. Si completano bene, tant’è che stanno insieme da più di trenta anni, hanno messo al mondo una figlia, Alice, e lei li ha resi nonni di Margherita e Giacomo. Sono i proprietari della Tenuta Carbognano, una delle aziende fornitrici della nostra cantina. Questa è la loro storia e della loro azienda.

Attacca Ornella: “Ci siamo conosciuti trent’anni fa a Riccione, la nostra città. Il nostro rapporto iniziò con una cena a quattro organizzata da una mia amica che usciva con il gruppo del quale Marco faceva parte e nel quale lei mi aiutava a “imbucarmi” – ride. – Seguirono una vacanza in montagna e diverse notti in discoteca… finché siamo diventati una coppia. Una delle passioni che ci accomunava era quella per il vino. Una sera, Marco ed io eravamo fermi al semaforo dell’Alba (un quartiere di Riccione, ndr)che oggi non esiste neanche più e ci siamo detti: “Ma è mai possibile che per bere un buon bicchiere di vino si debba andare fino a Rimini?”.

“Fu a quel semaforo che iniziò a farsi strada l’idea di aprire una vineria o, per chi ama gli inglesismi più moderni, un wine bar – continua Marco. – Ci ponemmo il problema se aprire in paese o sul viale Ceccarini e alla fine trovammo un posto adatto a ridosso del viale. Lì aprimmo il “Vicolo di Bacco” che gestimmo fino al 2006”.

Come siete passati da un wine bar nel pieno centro della movida riccionese a un’azienda agricola in campagna? C’entra sempre il vino, però è un bel salto… “Nel 2005 iniziammo a cercare qualcosa di diverso che ci consentisse di non lavorare più la notte. Cominciavamo a essere stanchi di questo – dicono insieme. – L’amore per il vino ci portò a scartare l’idea di aprire un albergo o un’attività commerciale in città e ci orientò a cercare una zona in campagna che potesse essere adatta alla produzione. Trovammo questo terreno nel 2005 e nel 2006 ci trasferimmo”.

Come fu l’impatto con questa nuova realtà lavorativa ma anche di vita? “La cosa più incredibile è che ci accorgemmo da subito di “respirare” in modo diverso – affermano. – Tutta quell’aria e quel lavoro all’aperto! Non eravamo avvezzi e a volte ci girava persino la testa”. “I nostri fisici erano completamente disabituati a quel tipo di fatica fisica. – Spiega Ornella. – Una volta dovetti telefonare a Marco che mi venisse a prendere in fondo alla vigna perchè non riuscivo a risalirla fino a casa. Poi, eravamo completamente digiuni in materia. Così ci affidammo a Remigio Bordini, un agronomo di Lugo di Romagna, molto noto. Bordini venne a vedere la nostra terra, ne prese un campione da analizzare e poi ci disse: “Non so se vi prendo come clienti”. Non ci potevo credere! Ma come? Avevamo chiesto il suo aiuto e ce lo rifiutava?! Sinceramente, in quei momenti me lo sarei mangiato vivo. Invece, ci prese sotto la sua ala protettrice e ci insegnò, un poco alla volta, tutto di questo mestiere. A partire da come squadrare il terreno per poi posare i filari di viti. Ci indicò quali diverse tipologie di uve Sangiovese piantare; trovò che in un terreno più acciottolato e protetto dai venti di mare si potessero coltivare uve di Syrah. Un ettaro lo abbiamo dedicato al Cabernet–Sauvignon: anche in questo caso perché c’era un terreno particolarmente idoneo e poi perché è un vino che piace molto a Marco”.

Oggi la Tenuta Carbognano, a tredici anni da quell’inizio, è un’azienda che produce, in biologico, vini fortemente caratterizzati dalla particolare composizione della sua terra, fra le più varie del riminese. I vitigni di Sangiovese sono posizionati su una spianata baciata dal sole. Il moderno impianto è lasciato inerbito per proteggerlo dall’erosione che le abbondanti piogge primaverili possono causare, ma anche per preservare la flora autoctona che regala profumi di cicoria, menta, nipitella, camomilla e altri ancora all’uva. Del Syrah abbiamo detto mentre le 7500 piante di Cabernet-Sauvignon sono a 350 metri sul livello del mare. Questo vigneto si presenta sia in forte pendenza sia in piano. Anche questo è inerbito ed essendo sotto al monte, presenta una varietà incredibile di piante selvatiche invasive, tra cui le orchidee giglio rosa.

Le vigne, nel loro complesso, hanno un’estensione di tre ettari; altri otto ettari sono lasciati a bosco mentre gli olivi di Leccino e Correggiolo (Ornella e Marco producono olio per sé e per gli amici più intimi, finché ce n’è) sono sparsi su tutta la proprietà. Si tratta di poche piante secolari poste lungo i confini. I vini della Tenuta Carbognano vengono commercializzati con i nomi di Carbognano (Romagna Doc Sangiovese Superiore); Amen (Romagna Doc Sangiovese Riserva); Ali (Rubicone Rosso Igt) e Gossip (Spumante Brut). La proprietà punta alla massima qualità anche attraverso l’abbattimento della resa per ettaro.

L’azienda non si regge solo sulla produzione vitivinicola. Tenuta Carbognano è anche un agriturismo con cucina aperta a pranzo o a cena per chi prenota ed è anche enoturismo: fa parte del Consorzio “Strade dei vini e dei sapori dei Colli di Rimini” e propone tre tipi diversi di degustazioni, con tanto di visita guidata al vigneto. “Tenuta Carbognano vive di queste tre componenti: produzione del vino; agriturismo ed enoturismo – ci dicono Ornella e Marco – ma non abbiamo intenzione di fermarci qui”.

Ed ecco che torniamo al punto di partenza e cioè che si può essere dei cinquantenni “spenti” o dei cinquantenni “pimpanti”, innamorati del proprio lavoro e per questo assolutamente giovani e pronti a nuove sfide. E la nuova sfida di Ornella e Marco è la creazione di una cantina. “La stiamo progettando. – Confermano. – Sarà interrata e si avvarrà di tecnologie antiche e moderne per avere il meglio nella nostra costante ricerca di qualità. Vogliamo far crescere il comparto vitivinicolo e questo passaggio è necessario”.

Non abbiamo dubbi che per i due “ragazzi” sarà un altro successo.

Flavio Semprini è un giornalista professionista free-lance. Si occupa di uffici stampa e comunicazione per aziende, associazioni ed enti sia pubblici che privati. Ha scritto diversi libri, alcuni sulla cucina romagnola, utilizzando per questi ultimi il doppio pseudonimo di Luigi Gorzelli/Paolo Castini.

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