C’è un dolce romagnolo che sta, pian piano, scomparendo. Sembra non avere la fortuna di altri dolci tipici della nostra Regione che, nel corso degli anni, sono stati riscoperti e riproposti al pubblico. Stiamo parlando del “bracciatello”, in lingua locale: “E’ brazadèl”.

Gianni Quondamatteo in una foto degli anni Settanta.

“E’ brazadel” (io lo chiamerò così perché, da romagnolo, mi suona strano all’orecchio chiamarlo “bracciatello”), è un dolce antico, le cui origini risalgono perlomeno all’alto medioevo. Come facciamo ad affermarlo? Ci affidiamo agli studi di Gianni Quondamatteo, una figura importantissima nella storia di Rimini e Riccione. Quondamatteo nasce in una famiglia riminese di marinai il 19 marzo del 1910. Ragazzo molto intelligente e portato allo studio, si laurea ben due volte: in scienze economico-commerciali a Venezia e in scienze marittime e diritto a Napoli. Diventa ufficiale di marina, partecipa alla seconda guerra mondiale e prende parte alla lotta di liberazione. Dopo essere stato presidente del Comitato nazionale di liberazione di Riccione, ne diventa sindaco dal 1944 al 1949 per poi assumere la carica di direttore dell’Azienda di soggiorno di Riccione. Nella Perla Verde fonda anche il famoso Premio Riccione per il teatro.

Quello di lui che ci interessa di più, però, è la sua appassionata ricerca su usi, costumi, lingua, storia, cucina e consuetudini della Romagna. Un lavoro enciclopedico che l’impegnò per tutta la vita e che lo portò a collaborare niente meno che con Friedrich Shurr, un grandissimo linguista austriaco che è considerato il massimo studioso della lingua romagnola di tutti i tempi. La passione di Quondamatteo per la sua Romagna, trova la sua “summa” nel “Dizionario romagnolo ragionato” nel quale, a proposito del Brazadèl, scrive: bracciatella” è voce del XIII secolo e il dolce è documentato, come bracidellus, in una glossa latina medievale del X secolo”. Ecco perché oggi noi possiamo affermare che questo dolce esiste già dall’alto medioevo.

Sull’origine del nome la maggior parte delle fonti concorda nel dire che si chiamava “bracidellus” perchè i primi venditori, nei mercati medievali, erano usi infilare una serie di questi biscotti nelle loro braccia per poterli esporre meglio alla vista dei compratori. Nel corso dei secoli, si passò a inanellarli su dei bastoni posti in verticale sui banchi di vendita. Altri sostengono il nome derivi dal fatto che il “bracciatello” poteva essere infilato al polso di un bambino e fungere, appunto, da bracciale. Questa versione trova giustificazione nel fatto che “e’ brazadel”, in alcune zone della Romagna, è un dolce che si prepara in occasione di battesimi e cresime e, dunque, si tratta di una bontà particolarmente “dedicata” ai bambini. In alcuni paesini dell’Appennino romagnolo, ad esempio, i bracciatelli vengono incrociati gli uni con gli altri fino a diventare delle collane da mettere al collo dei cresimandi. Nelle vallate alle spalle di Riccione, invece, è uno dei dolci della tradizione pasquale, da consumarsi nella ricca colazione della mattina di Pasqua.

Il poeta Aldo Spallicci.

Il legame del “brazadel” con l’infanzia e, addirittura, con la nascita, ci viene raccontata anche dalla importante rivista di studi romagnoli “La Piè”, fondata dal poeta Aldo Spallicci nel 1920. Era tradizione – si legge – preparare questi biscotti a casa e portarli dal fornaio del paese per la cottura (quando il forno veniva spento, dopo il lavoro notturno del pane, e rimaneva la temperatura giusta per ciambelle e biscotti). Si preparavano (i brazadèl), per le cresime e per i battesimi, ma, specialmente, quando si andava a far visita a una donna che aveva partorito da poco. In quest’ultimo caso era la mamma della puerpera, che preparava un bel “panìr ad brazadél” (un paniere di bracciatelli) per farne dono alla figlia, che solitamente non viveva con lei”.

Come detto all’inizio, la tradizione casalinga del “brazadel” si sta esaurendo. Continuano a prepararlo i forni professionali per le occasioni ufficiali che abbiamo appena ricordato e sopravvive in qualche fiera dedicata a questo storico “biscotto”. A maggior ragione, dunque, imparatene a memoria la ricetta.

Ingredienti per sei persone
500 grammi di farina 00
200 grammi di zucchero
200 grammi di burro
Una bustina di lievito per dolci
Quattro uova
Un limone

Preparazione

La preparazione dei “brazadèl”.

Grattugiate la scorza di limone e mettete il burro a sciogliere a bagnomaria. Preparate una fontana con farina, lievito e zucchero, versate le uova e il burro fuso. Impastate con cura e,

successivamente, lasciate riposare l’impasto avvolto in un panno per circa un’ora, dopodiché impastate ancora un po’ e stendete con il matterello. Quando avrete raggiunto uno spessore di circa cinque millimetri, formate dei dischi e privateli della parte centrale, aiutandovi con una tazzina per il caffè o con le formine per biscotti. Stendete su una teglia la carta fa forno e spolveratela con un poco di farina setacciata, quindi infornate a 160 gradi e fate cuocere per circa quindici minuti. Appena sfornati, cospargeteli di zucchero semolato o, se preferite lo zucchero a velo, aspettate che diventino tiepidi.

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