Dopo Ugo Tognazzi, Gianni Brera, Luigi Veronelli, Mario Soldati e Aldo Fabrizi, proviamo a vedere se la gastronomia ha interessato anche personaggi famosi fuori dal Belpaese? In effetti, oggi sono numerosissimi i personaggi famosi, anche vere icone dello “star system” che si dedicano in vari modi al cibo. Un tempo quest’amore per la cucina era più nascosto, soprattutto nei paesi anglosassoni, dove l’etica protestante spesso non approvava gli eccessi o il troppo amore per qualcosa (in questo caso, per il food).

Conrad: “un libro di cucina cerca la felicità”

Joseph Conrad. In copertina, lo stesso Conrad fotografato da George C. Beresford (wikimedia.com).

Scartabellando in cerca d’informazioni, c’è saltato all’occhio uno scritto di Joseph Conrad, l’autore di capolavori assoluti come “La Linea d’Ombra” e “Cuore di Tenebra”. Questo breve testo è la prefazione a un libro della moglie, Jessie George, che aveva messo su carta le ricette di tutti i giorni della cucina inglese più popolare. Scrive Conrad presentando l’opera della consorte: “Di tutti i libri prodotti dall’ingegno e dalla laboriosità dell’uomo, a partire dalle epoche più remote, soltanto quelli che trattano di cucina possono considerarsi, da un punto di vista morale, al di sopra di ogni sospetto. Si può discutere e si può, al limite, diffidare degli intenti di qualsiasi brano di prosa, ma il proposito di un libro di cucina è uno e inequivocabile. Il suo unico obiettivo concepibile non può essere che accrescere la felicità degli esseri umani. E’ questa considerazione generale, unita al sentimento di partecipazione calorosa con il quale sono abituato a osservare tutte le attività dell’autrice, a spingermi a buttar giù queste paginette di introduzione al suo libro. Pur senza assumermi responsabilità dirette rispetto ai suoi insegnamenti (lo ammetto: trovo impossibile leggere un libro di cucina da cima a fondo) mi propongo, con modestia ma anche con gratitudine, come Esempio Vivente della sua attività. Attività che, con una certa solennità, oso definire di straordinario successo, visto che per tanti impagabili anni ha contribuito ad aumentare la dose quotidiana della mia felicità. La buona cucina è un agente morale. Per buona cucina intendo la preparazione coscienziosa del semplice cibo quotidiano, non la più o memo talentuosa elaborazione di oziosi banchetti e piatti eccentrici”.

Jospeh Conrad e la moglie

Jessie Conrad.

Da queste parole capiamo almeno un paio di cose. La prima, che Conrad amava la cucina semplice della moglie, non contaminata dall’alta cucina inglese di quel periodo; la seconda, che questa rappresentava un’oasi di felicità per lui che aveva avuto una vita piuttosto difficile, cosa che aveva poi influito sulla sua narrativa. Lo scrittore parla della moglie/cuoca in termini assolutamente affettuosi eppure, solo qualche mese prima di sposarla, si esprimeva così in una lettera (pubblicata postuma fra le sue epistole) sulla buona Jessie: “È una persona piccola che non dà affatto nell’occhio (a dir la verità, ahimè, è piuttosto comune!), ma tuttavia mi è molto cara. Quando l’ho incontrata, un anno e mezzo fa, si guadagnava da vivere nella City come dattilografa in un ufficio americano della compagnia Caligraph”. Come dire: Non mi piace un granché ma me la farò andare bene…

I letterati inglesi e la signora Conrad

Anche il sofisticato mondo letterario inglese dell’epoca non la trattò benissimo. Già Conrad non era visto di buon occhio perché era un polacco (di Berdyc, in Podolia, una regione allora della Polonia invasa dai russi e oggi terra Ucraina) che scriveva in un inglese giudicato brutto dai suoi colleghi autori. Secondo una perfida Virginia Woolf, l’autrice dei celeberrimi “Gita al Faro” e “Orlando”, Conrad era un talento del tutto casuale e scriveva male anche perché era “sposato ad un ammasso di lardo di moglie”.

Conrad: la cucina luogo di stabilità

Molto probabilmente la bravura in cucina della moglie fu uno dei tanti motivi del lungo matrimonio fra i due. Non si lasciarono mai fino alla morte di Joseph nel 1924, anche se non mancano voci, mai dimostrate fino in fondo, di possibili tradimenti da parte di lui. In effetti, pur nelle difficoltà economiche che afflissero la coppia per tutta la vita, per lo scrittore quella famiglia (allietata dalla nascita di due figli maschi), rappresentava la stabilità che aveva perso fin da bambino con la morte precoce dei genitori. A undici anni fu affidato a uno zio paterno e da questi fu spedito in Francia a diciassette anni per evitargli l’arruolamento nell’esercito zarista. Conrad si ritrovò tutto solo a Marsiglia, s’imbarcò su un brigantino e da quel momento iniziò quella vita nomade per i mari del mondo che avrebbe influenzato così tanto la sua produzione letteraria.

Il manuale di Jessie Conrad

Tornando al libro di ricette di Jessie Conrad, scopriamo che s’intitola, molto semplicemente, “Manuale di

Yorkshire pudding. Foto di fugzu da flickr.com.

Cucina” e contiene 183 ricette. In Italia è stato rieditato da Elliot Edizioni nel 2015. E’ un libro semplice, per niente pretenzioso che inizia con un elenco di antipasti e salse che oggi definiremmo da “aperitivo”. Prosegue poi con le zuppe, i brodi, la carne di ogni tipo (manzo, montone, agnello, vitello, maiale) e poi il pesce, il pollame e la selvaggina, le verdure e le insalate, gli impasti e i dolci. Per rendere merito a Jessie, estrapoliamo dal suo libro una ricetta tipicamente inglese: lo yorkshire pudding per arrosto di manzo o montone. Scrive la signora Conrad: “Prendete un uovo e separate l’albume dal tuorlo. Mettere quest’ultimo in una ciotola di terracotta e girate delicatamente. Sbattete l’albume separatamente in un piatto con un coltello appena pulito. E’ molto importante che il coltello sia perfettamente pulito, perché altrimenti l’albume non monterà. Sbattetelo fino ad ottenere una spuma soda e poi unitela al tuorlo; soltanto dopo aggiungete mezza tazza di latte e un po’ di sale e pepe. Aggiungete una tazza di farina autolievitante, mescolate energicamente e lavorate il composto finché non diventerà perfettamente omogeneo. Se la consistenza non sarà quella di una crema molto densa, aggiungete un po’ di latte. Versate in una teglia e mettete in forno sotto la carne, che a questo punto dovrà essere già cotta per tre quarti. Non dimenticate di togliere la maggior parte del grasso della teglia prima di versarci il pudding. Per cuocere lo Yorkshire pudding ci vogliono tre quarti d’ora”.

Joseph e Jessie Conrad sono sepolti nel cimitero di Canterbury. Sulla lapide sono incisi i loro nomi e il cognome di famiglia per intero: Joseph Teodor e Jessie George Conrad Korzeniowski.